Bioparco Apistico Isauro

Progetto realizzato grazie al contributo della Regione Marche.

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Descrizione

Il Comune ha voluto con forza la realizzazione di questo spazio, dedicato alla tutela della biodiversità in linea con gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile, in particolare riferito alla tutela delle api selvatiche e all’ape da miele della sottospecie ligustica (Ape Italiana).

Sviluppato sfruttando la riqualificazione di un vecchio campo da calcio ormai inutilizzato, grazie a un contributo della Regione Marche, al suo interno sono state messe a dimora numerosissime specie vegetali autoctone, creando così uno spazio che racchiude la ricchezza offerta dalla natura circostante.

Il bioparco è formato da 5 ecosistemi: il prato fiorito, il prato polifita, la siepe, il bosco dei tigli e il bosco dei frutti. Attraverso un percorso il visitatore potrà effettuare un viaggio nel mondo degli impollinatori selvatici e delle api da miele. Si possono osservare lungo il percorso vari tipi di arnie, che rappresentano anche l’evoluzione delle tecniche di apicoltura: dal bugno villico, ovvero un’arnia realizzata in paglia, si passa all’arnia Dadant, tipologia molto utilizzata, fino alla Kenya Top Bar, modello molto in linea con il comportamento naturale delle api. Inoltre si possono apprezzare bee hotel per impollinatori, realizzati con materiale naturale come canne palustri, legno e mattoni, che vanno a costituire delle celle poste in sequenza e svolgono la funzione di siti di nidificazione.

Il parco vuole essere una struttura aperta al pubblico destinata a giovani, turisti, apicoltori e a tutta la comunità.

L’inaugurazione e il convegno

In occasione della sua inaugurazione ufficiale il 22 maggio 2026, l’Amministrazione comunale, grazie a un ulteriore bando della Regione Marche, ha organizzato un convegno pubblico di approfondimento tecnico-scientifico sul tema delle api e della biodiversità, svoltosi per la prima parte all’interno del Bioparco e poi presso la sala consiliare del municipio, in collaborazione con Pronubio, Associazione Apicoltori biologici e biodinamici.

Il convegno ha visto il susseguirsi di interventi molto qualificati e piuttosto differenti tra loro. Nel complesso ha permesso di confermare il legame tra l’amministrazione e l’associazione Pronubio, gettando le basi tecniche e scientifiche per le collaborazioni successive e i lavori di ricerca ancora in essere.

Il contributo di Marco Valentini ha permesso anche agli apicoltori presenti di rifare un quadro sullo stato dell’arte dell’apicoltura, in particolare sulle problematiche del settore e sulle patologie.

La grande innovazione è stata però portata dall’intervento del prof. Giacomo Rossi, esperto in veterinaria, che ha proposto, attraverso i suoi lavori precedenti, un focus sulla questione del microbioma intestinale delle api. La sua capacità esplicativa ha potuto coniugare aspetti legati all’importanza dei probiotici nella salute umana, nei mammiferi e negli animali in genere, con le recenti scoperte legate ai microorganismi che abitano l’intestino dell’ape. Seppur non tutti i relatori siano riusciti a presenziare di persona al convegno, la relazione del prof. Rossi ha messo le basi per un’importante collaborazione, passata direttamente in mano alla facoltà di Agraria dell’Università Politecnica delle Marche. Grazie alla direzione della prof.ssa Sara Ruschioni e alla consulenza del prof. Rossi è già stato avviato uno studio sull’apiario del Bioparco di Belforte all’Isauro. Il lavoro sul campo è gestito da Tommaso Lombardi, apicoltore dell’associazione Pronubio, con un protocollo elaborato appositamente che prevede indagini comparative sulla gestione delle api, somministrazioni di probiotici e prelievi a fini analitici.

Così si completa l’idea iniziale che il nuovo Parco della biodiversità potesse unire scopi informativi e didattici a vere e proprie attività di ricerca per il settore.

Il corso di apicoltura rigenerativa

Successivamente, in continuità con gli obiettivi del Bioparco Apistico, avvalendosi del servizio fornito dall’Associazione Pronubio è stato realizzato un corso di formazione comprensivo di sessioni pratiche dal titolo “Corso di apicoltura rigenerativa. Allevare le api seguendo la loro etologia”, nelle giornate del 21 e 22 giugno 2025, che con grande soddisfazione ha visto la partecipazione di apicoltori provenienti da tutta Italia.

Il corso è stato un’importante occasione di crescita, grazie anche alla modalità del piccolo gruppo organizzato come un campus di due giorni. Il modulo è stato strutturato ad hoc per chi inizia ad avvicinarsi al mondo dell’apicoltura, in modo che ci sia un completo coinvolgimento dei partecipanti.

Trattando tutti gli aspetti sotto un profilo biologico e rigenerativo, ha offerto importanti momenti di riflessione anche per chi le api le conosce già molto bene. Partendo dall’etologia dell’animale, grazie all’istruttrice Adelaide, sono stati imbastiti insieme gli strumenti necessari per ricercare dentro il mestiere le caratteristiche più o meno attinenti alla vocazione naturale delle api, delineando differenti modalità di fare apicoltura e aiutando i presenti nella comprensione dell’importanza delle scelte da intraprendere, sia come appassionati e hobbisti, sia nella responsabilità del ruolo da professionisti.

Apis mellifera

L’ape da miele è un organismo fondamentale per la conservazione degli equilibri naturali, essendo il più formidabile impollinatore autoctono in gran parte dell’Europa, dell’Africa e del Medio Oriente. In queste aree questa specie di ape si è coevoluta con le flore locali, tanto che può impollinare fino all’80% delle piante fanerogame, ovvero quelle dotate di organi riproduttori visibili e differenziati, raccolti nel fiore. La sua biologia, che si basa su una struttura sociale durevole e su una consistenza numerica che può superare i 35.000 individui tra primavera ed estate, rende la sua azione imprescindibile per quanto riguarda la conservazione della flora spontanea e quindi degli ecosistemi nel loro insieme.

Da millenni l’uomo ha imparato a raccogliere i prodotti delle api mellifiche (miele, cera, propoli), prima come “cacciatore” di alveari selvatici e poi come apicoltore, e fino a pochi decenni fa le colonie selvatiche di questa specie di ape erano presenti in ogni ambiente naturale, agrario e perfino urbano. Negli ultimi anni la sua sopravvivenza è seriamente minacciata da alcuni gravissimi fattori di carattere ambientale di origine antropica, tanto che attualmente le uniche colonie di Apis mellifera che sopravvivono sono praticamente tutte gestite dagli apicoltori. Le principali cause di questo stato di cose sono: la diffusione a livello mondiale di gravi malattie, tra le quali la maggiore è sicuramente la Varroa destructor; l’inquinamento chimico, specialmente a causa del massiccio e capillare uso di pesticidi; le modificazioni ambientali con conseguente riduzione della flora nettarifera e i mutamenti climatici. Recentemente l’ape sta soffrendo anche per il forte deterioramento genetico dovuto soprattutto all’uso, da parte di alcuni apicoltori, di sottospecie non autoctone e ibridi.

Perché difendere la Ligustica?

L’ape è un animale selvatico, seppure allevato dall’uomo, e ha estremo bisogno di mantenere la sua diversità genetica. Le cause del forte deterioramento genetico e della perdita di biodiversità delle popolazioni di Apis mellifera ligustica hanno almeno due diverse origini. La prima: il parassita Varroa destructor che, a partire dal 1981, anno in cui è entrato in Italia, ha annientato praticamente la totalità delle colonie selvatiche che popolavano i nostri boschi e le nostre campagne, lasciando la selezione dell’ape non più in mano alla natura ma delegandola alle scelte umane. La seconda: molti apicoltori pensano che le api siano animali domestici e praticano la loro sistematica selezione soprattutto sulle performance produttive, invece che sulla rusticità e sulla resistenza alle malattie e ai parassiti.

Le caratteristiche dell’accoppiamento tra le regine e i fuchi (i maschi delle api) rendono difficile qualsiasi proposito di mantenere in purezza la sottospecie Ligustica. Esso avviene in volo a una notevole distanza dall’alveare d’origine della regina, in luoghi dove i maschi di tutti gli alveari di un’ampia zona si riuniscono in migliaia; inoltre i maschi, nel momento degli amori, al contrario delle operaie, vengono tranquillamente accettati da ogni alveare, e ogni maschio nella sua vita può allontanarsi dal proprio alveare d’origine per decine e decine di chilometri. Infine, ogni regina vergine, durante il volo nuziale, viene fecondata da più fuchi, normalmente una dozzina ma fino a 20.

Per questo motivo la soluzione ottimale per salvaguardare la sottospecie Ligustica sarebbe vietare nel territorio italiano l’introduzione e l’utilizzo di api di sottospecie diverse, compresi gli ibridi. È possibile pensare di iniziare ad attuare una strategia per la tutela della biodiversità della Ligustica prevedendo delle zone di accoppiamento sufficientemente estese (almeno 200 km²) in areali dove tutti gli alveari, allevati o naturali, siano abitati da api di Apis mellifera ligustica.

Pagina aggiornata il 04/11/2026